Con mio sommo piacere ritrovo il contenuti di questo blog che pensavo fosse andato perso nei meandri di internet, invece lo spazio è ancora attivo. Fantastico.
Rileggendo i vecchi post mi stupisco nel ricordare alcuni pensieri e avvenimenti passati.
Bene è quello lo scopo, no?
Oggi, 2 Dicembre 2011 sono qui a scrivere questo posto giusto per aggiornare questo angolo di internet dimenticato da Dio, ossia il suo creatore. Io.
Bene tra 12 giorni mi laureo a quanto pare, dopo tremila peripezie sono riuscito a consegnare tutto nei termini prestabiliti.
Cioè non proprio prestabiliti, diciamo quelli che mi son fatto prestabilire.
Eh si perché devo ammettere che ho avuto una fortuna sfacciata nell'affrontare questa laurea.
Si va dal consegnare la domanda di laurea, alla stesura della tesi, fino al completamento del progetto annesso.
Da notare che un mio amico si è visto rifiutare la domanda di laurea, perché consegnata troppo tardi.
Aveva consegnato la domanda 6 giorni dopo la scadenza, io invece dopo una settimana e mezzo. Ma a me l'hanno accettata.
Detto questo, in questo momento sto facendo la presentazione che dovrò presentare in seduta di discussione, credo di arrivare a 20 slides circa.
Per quanto riguarda il viaggio di quest'anno c'e' una novità.
Questa volta porterò con me la mia fidanzata. Prima volta in assoluto che porto in Colombia da mio padre una ragazza. Credo che sarà tutto fantastico.
Sto diventando vecchio? bah.
Altre piccole novità per quanto riguarda l'ambito familiare:
Mia zia è venuta a vivere con noi, devo dire che un pò ha scombussolato la nostra quiete familiare, soprattutto mia nonna si deve fare in quattro adesso come adesso.
Abbiamo intenzione di ristrutturare e trasferirci a velletri. Credo che a questo punto sia la soluzione migliore. Mi dispiacerà moltissimo lasciare questa casa, la mia "tana" da quando sono venuto al mondo.
Mia madre ha deciso di vendere il negozio visto che il natale sta andando da schifo con la crisi che continua a colpire il paese, probabilmente ritornerà a fare la rappresentante della TRE, solo di mattina.
Ecco tutta la mia vita aggiornata in comodissime pillole. Anche se credo che continuando così, come questo periodo avrò bisogno di pillole vere.
venerdì 2 dicembre 2011
domenica 18 ottobre 2009
Circondato da molecole d'acqua
Mentre aspetto il termine di un'asta su ebay per un router nuovo, colgo l'occasione di scrivere la vicenda anticipata il post prima.
Siamo nel 2006 credo, in un appartamento affittato a Cartagena.
Davanti a me c'e' mio padre che se la sta ridendo di gusto.
"Domani mattina te lo faccio vedere io, ti surclassero' nell'immersione che ho programmato.
Vedrai soltanto le mie pinne 30 metri piu' sotto"
"Si... probabilmente te le sarai fatte cadere dalla barca e dovro' andarle a prendere"
Ridiamo tutti e due.
La barca si alza e si abbassa sopra le onde del mare, causando schizzi che mi fanno chiudere gli occhi.
E' una giornata bellissima, mare tranquillo, nussuna nuvola ed il clima tra i presenti e' impregnato della cordialita' classica dei perfetti sconosciuti.
La guida, o presunta tale, e' un ragazzo di colore abbastanza simpatico sulla venticinquina.
Anzi, adesso che ci penso bene, credo mi risulti simpatico, perche' accanto a lui c'e' il suo assistente.
Un uomo alto e corpulento, scuro di carnagione anche lui.
Non ci ha neanche salutato quando siamo saliti sulla barca ed ha guidato immerso in un silenzio che avrebbe vinto una gara di Mutismo.
Arrivando al primo posto.
Per fortuna che il gruppo d'immersione e' formato da persone piu' simpatiche.
Eggia', perche' oltre a mio padre e mio cugino, ci sono due brasiliani, moglie e marito, che si trovano nella nostra stessa spedizione.
Mentre la coppia ci dice di essere veterana nel campo delle immersioni, perche' in ogni viaggio che fanno, se possono, si immergono, la barca si ferma e la guida sfoggia un sorriso a trentadue denti dicendo:
"Signori, siamo arrivati"
Comincia subito con il darci delle nozioni sulla sicurezza, ma chiamarle cosi' sarebbe un insulto alle istruzioni scritte dietro le scatole di cotton fioc, visto che quest'ultime sono decisamente migliori.
"Ricordate, MAI e DICO MAI risalire velocemente.
A causa dell'embolia ho perso qualche cliente"
Ridiamo tutti di gran gusto alla sua battuta.
Tranne lui.
Cosi' smettiamo di ridere e pensiamo che probabilmente non era una battuta.
"Bene, detto questo vi faccio vedere come ci si butta in acqua"
Finita questa frase, la guida che gia' si trovava seduta sul bordo della barca si lascia cadere all'indietro.
Io guardo mio padre con la coda dell'occhio ridendo tra me e me.
Lui e' un omaccione di 185 cm che pesa 130 kili con i "nervi a fior di pelle".
Anzi, forse la sua pelle e' composta da nervi, perche' ripensandoci gli da' fastidio veramente tutto.
Se lo tocchi gli da fastidio, se lo accarezzi anche, se insisti peggio.
Gia' soltanto il buttarsi indietro lo innervosice un po'.
Il tonfo ovattato che sento mentre il mio corpo si immerge e la visione di un cielo che viene sovrapposta ad un turbinio di blu e bianco, mi lascia un attimo senza respiro.
Mi guardo intorno.
E' tutto cosi' calmo.
Il respiratore in bocca non mi da per niente fastidio tra i denti e cosi' comincio a respirare.
Un leggero solletichio causato dalle bolle che escono dal mio respiratore mi pervade il collo e le orecchie.
Rido ancora tra me e me: "questo mio padre non lo soppotera' proprio" penso.
Di colpo un altro tonfo.
Mi giro e mi ritrovo faccia a faccia con mio cugino nascosto dietro ad una mascherina da immersione.
Mi indica di guardare sopra e vedo un'altra sagoma che si prepara, sicuramente mio padre, data l'area che occupa la sagoma.
Il tonfo mi conferma che e' lui, e' stato molto piu' deciso come suono, quasi un lamento dell'acqua che incassa un pugno allo stomaco.
Ci troviamo in una zona profonda 2 metri per prendere confidenza con l'equipaggiamento.
Parliamo in superfice e proviamo le cose appena sentite, sott'acqua.
Cosi' dopo 5 minuti gia' sapevo dosare la giusta quantita' d'aria nella tuta, per mantenere una profondita' costante e sapevo leggere tutti gli stumenti che avevo a disposizione, tra i piu' importanti: il profonfimetro e l'indicatore di ossigeno.
Risaliamo sulla barca per dirigerci alla zona prevista per la prima immersione.
Dopo circa 8 minuti la guida ferma la barca e ci dice:
"Ci siamo, qui sotto c'e' il relitto di un pechereccio affondato 50 anni fa'.
Scenderemo in verticale e proseguiremo verso il relitto"
"Io non scendo" - irrompe una voce dietro la cerchia di persone.
Tutti si girano, ma soltanto io sorridendo.
Avevo riconosciuto la voce.
Mio padre ovviamente gia' ne aveva avuto abbastanza delle bolle che gli sfioravano le orecchie ad ogni boccata d'aria, di respirare affanosamente attraverso un tubo o di sentirsi impacciato da 10 kili di equipaggiamento.
Cerco di convincerlo.
Invano.
Ci buttiamo in cinque: io, mio cugino, la coppia di brasiliani e la guida.
Cominciamo a scendere, seguendo la corda dell'àncora che aveva precedentemente buttato la guida.
E' impressionante come metro dopo metro la temperatura scenda cosi' rapidamente.
Guardo verso l'alto.
Il sole riesce raggiungerci con fatica e la sagoma della barca si staglia sopra uno sfondo blu chiaro.
Siamo arrivati sul fondale.
Tendo la mano dietro alla schiena, afferrando il profondimetro, e guardo la lancetta che segna 49 piedi sotto il livello del mare, ossia 15 metri di profondita'.
Sono circondato da coralli marini e pesci di tutti i colori che nuotano intorno a me.
Una esperienza che neanche un Discovery Channel in High Definition su un 42 pollici e con un Dolby Digital con le contropalle riuscirebbe a sfiorare.
Al mio passaggio numerose piante marine si chiudono su se stesse con uno scatto repentino.
Giganteschi Coralli Cervello dominano il posto.
Ovviamente li hanno chiamati cosi' perche' assomigliano proprio a dei giganteschi cervelli.
La guida indica la base di uno particolarmente grosso, cosi ci avviciniamo e sotto notiamo una aragosta di un metro.
E' veramente grossa.
Con le antenne sta studiando l'ambiente intorno a lei e all'ennesimo centimetro in meno che ci separa, si rintana nel corallo.
Continuiamo.
Senza accorgermene scendiamo ancora di profondita'.
Il fondale era sicuramente inclinato, ma la gravita' e' cosi bassa che non ti accorgi di quanto inclinato sia.
La guida stringe il pugno vicino al suo orecchio.
Segno che ci dobbiamo fermare.
Lo guardiamo tutti e ci fa capire che manca poco al relitto.
Avevamo preso una certa confidenza con l'ambiente, tante' che ognuno ogni tanto si allontanava dal gruppo per qualche decina di metri, per esplorare da solo, per poi ricongungerci dopo pochi metri.
Mentre proseguiamo, io e mio cugino ci fermiamo a guardare un curioso e minuscolo pesce in una fessura di una roccia.
Ci rendiamo conto di aver quasi perso il resto del gruppo, perche' non notando che ci eravamo fermati, aveva continuato la sua marcia.
Notandoli in lontananza cominciamo a seguirli.
Le loro sagome erano quasi scomparse, ma comunque si distinguevano ancora.
Prendo il profondimetro e con mia sorpresa segna 90 piedi.
Quasi 30 metri di profondita'!
A quel punto non posso fare a meno di notare come si respira affannosamente.
Sicuramente e' a causa della profondita' in cui mi trovavo, tutta quella massa d'acqua mi doveva comprimere parecchio.
Sinceramente mi suona un po' strano.
"a 30 m di profondita' e' cosi' difficile respirare?" penso.
E poi gli altri non sembrano risentire affatto di questa cosa.
Un pensiero si fa sempre piu' prepotente nella mia mente, tendo la mano per prendere l'indicatore di ossigeno.
Una pacca sulla spalla interrompe la mia azione.
Mio cugino mi stava chiamando da qualche secondo e con l'altra mano indicava davanti a noi.
Alzo lo sguardo e vedo la sagoma di una nave davanti a noi.
Sorrido sotto la mascherina e faccio segno a mio cugino di proseguire.
Voglio godermi questo spettacolo da lontano ancora un po'.
E' una barca di notevole grandezza, totalmente in ferro.
Non so perche' ma mi aspettavo una barca totalmente arruginita e quindi quella visione mi aveva un po' spiazzato.
All'improvviso mi rendo conto che stavo respirando veramente a fatica mentre guardavo la nave.
Devo succhiare con rinnovato vigore per prendere un po' di ossigeno.
Lo stesso preciso pensiero di prima si insinua ancora una volta nella mia testa.
Cosi' tendo la mano per prendere l'indicatore di ossigeno.
Quello che vedono i miei occhi, decriptano finalmente il significato del pensiero che mi tormentava da qualche minuto.
Cito testualmente quello che diceva:
"E' finito l'ossigeno"
Una scarica di adrenalina mi pervade la schiena.
Il mio respiro accelera.
La frequenza del mio battito cardiaco sale.
Tutti i miei muscoli si contraggono.
L'indicatore dell'ossigeno si trovava proprio a zero.
Sgrano gli occhi e guardo davanti a me.
Le sagome ormai erano lontane.
Il mio cervello comincia a lavorare ad un ritrmo incredibile, aiutato dall'adrenalina, cercando una soluzione a quella situazione inverosimile.
Ma anche questa volta sono stato interrotto all'improvviso.
Non da una persona, ma da un fatto che a 30 metri sotto il livello del mare e' piacevole come un aereo che precipita.
Con te dentro ovviamente.
L'ultima boccata d'aria che avevo dato era stata bloccata a meta'.
La bombola era finita completamente e ancora mi trovato sotto 30 metri di acqua.
Panico, Orrore, Paura.
Loro erano i padroni nella mia mente.
Loro mi guidavano.
Ogni cosa era ininfluente, ogni strategia era stupida, ogni soluzione ridicola.
Solo una cosa volevo fare.
Dovevo uscire dall'acqua.
Comincio a nuotare verso l'alto.
Le mie braccia spingono l'acqua verso il basso con una tale violenza e con un tale ritmo che non sento il classico attrito dell'acqua, in quel momento e' come aria per me.
Mentre salgo comincio a pensare di non farcela, intorno a me e' ancora buio, sicuramente mi trovavo ancora a 25 metri di profondita' e il respiro comincia a mancare.
La disperazione piu' totale mi pervade.
Ma in quel momento non avrei mai immaginato di provare anche Stupore.
Si, lo Stupore entra sorridente in scena proprio in quel momento, come un invitato speciale in una trasmissione televisiva.
Entra in scena, perche' qualcosa mi aveva afferrato una gamba
Cosi' guardo sotto di me.
Noto che quel qualcosa era una mano e quella mano apparteneva ad un uomo con una bombola alle spalle.
Era il brasiliano che era venuto con noi.
Mi fa segno di non salire ma io non ce la faccio veramente piu'.
Prendo il mio indicatore di ossigeno e glielo mostro.
Lui annuisce.
Prende il suo boccaglio di emergenza e me lo porge.
Quando si fa un cambio di boccaglio sott'acqua si deve prendere una boccata d'aria, poi ci si toglie il boccaglio e si mette l'altro.
Si soffia dentro al boccaglio nuovo cosi' da buttare fuori tutta l'acqua che si trova dentro.
Purtroppo per me, avevo buttato tutta l'aria che avevo mentre risalivo.
Mi tolgo il boccaglio e prendo quello che si trova davanti a me.
Respiro con tutte le mie forze.
Buona parte dell'acqua che si trovava dentro il boccaglio, finisce nei miei polmoni.
Mi gira la testa.
Tossisco e continuo a respirare.
Ma anche dopo la terza e la quarta boccata mi continua ad entrare l'acqua dentro ai polmoni.
Cosi' realizzo che il boccaglio e' rotto.
Cerco di farlo capire al brasiliano.
Annuisce.
Cosi' cominciamo a fare a cambio con il suo boccaglio mentre risaliamo in superfice.
Impieghiamo 3 minuti buoni per risalire con calma in superfice.
8 metri al minuto.
Non ce l'avrei mai fatta senza lui.
Anzi sicuramente sarei arrivato in superfice, con i polmoni scoppiati pero'.
Mi tolgo il boccaglio e prendo una bella boccata d'aria.
La giornata e' cosi' perfetta che sembra un sogno.
In superfice tutto scorre normale, tutto e' tranquillo.
Sento mio padre che mi chiama, mi giro e vedo la barca in lontananza.
Comincio a nuotare e arrivo in prossimita' dell'imbarcazione.
Mio padre mi aiuta a salire e gli racconto tutto.
Mentre parlo continuo a tossire ed a respirare affanosamente.
Lui comincia a dire di andarcene immediatamente e intimidisce l'assistente di mettere in moto la barca.
Ovviamente l'assistente non aveva mosso ciglio anche quando raccontavo la mia tragedia.
A quel punto sento gli altri riemergere, cosi' mi giro verso mio padre e gli dico sorridendo:
"Io vado alla seconda immersione."
Ero felice di essere ancora vivo, non mi importava di niente, tutto si era sistemato e volevo continuare quella giornata come da programma.
Mio padre resta a bocca aperta.
Anche io.
L'assistente stava ridendo.
Siamo nel 2006 credo, in un appartamento affittato a Cartagena.
Davanti a me c'e' mio padre che se la sta ridendo di gusto.
"Domani mattina te lo faccio vedere io, ti surclassero' nell'immersione che ho programmato.
Vedrai soltanto le mie pinne 30 metri piu' sotto"
"Si... probabilmente te le sarai fatte cadere dalla barca e dovro' andarle a prendere"
Ridiamo tutti e due.
La barca si alza e si abbassa sopra le onde del mare, causando schizzi che mi fanno chiudere gli occhi.
E' una giornata bellissima, mare tranquillo, nussuna nuvola ed il clima tra i presenti e' impregnato della cordialita' classica dei perfetti sconosciuti.
La guida, o presunta tale, e' un ragazzo di colore abbastanza simpatico sulla venticinquina.
Anzi, adesso che ci penso bene, credo mi risulti simpatico, perche' accanto a lui c'e' il suo assistente.
Un uomo alto e corpulento, scuro di carnagione anche lui.
Non ci ha neanche salutato quando siamo saliti sulla barca ed ha guidato immerso in un silenzio che avrebbe vinto una gara di Mutismo.
Arrivando al primo posto.
Per fortuna che il gruppo d'immersione e' formato da persone piu' simpatiche.
Eggia', perche' oltre a mio padre e mio cugino, ci sono due brasiliani, moglie e marito, che si trovano nella nostra stessa spedizione.
Mentre la coppia ci dice di essere veterana nel campo delle immersioni, perche' in ogni viaggio che fanno, se possono, si immergono, la barca si ferma e la guida sfoggia un sorriso a trentadue denti dicendo:
"Signori, siamo arrivati"
Comincia subito con il darci delle nozioni sulla sicurezza, ma chiamarle cosi' sarebbe un insulto alle istruzioni scritte dietro le scatole di cotton fioc, visto che quest'ultime sono decisamente migliori.
"Ricordate, MAI e DICO MAI risalire velocemente.
A causa dell'embolia ho perso qualche cliente"
Ridiamo tutti di gran gusto alla sua battuta.
Tranne lui.
Cosi' smettiamo di ridere e pensiamo che probabilmente non era una battuta.
"Bene, detto questo vi faccio vedere come ci si butta in acqua"
Finita questa frase, la guida che gia' si trovava seduta sul bordo della barca si lascia cadere all'indietro.
Io guardo mio padre con la coda dell'occhio ridendo tra me e me.
Lui e' un omaccione di 185 cm che pesa 130 kili con i "nervi a fior di pelle".
Anzi, forse la sua pelle e' composta da nervi, perche' ripensandoci gli da' fastidio veramente tutto.
Se lo tocchi gli da fastidio, se lo accarezzi anche, se insisti peggio.
Gia' soltanto il buttarsi indietro lo innervosice un po'.
Il tonfo ovattato che sento mentre il mio corpo si immerge e la visione di un cielo che viene sovrapposta ad un turbinio di blu e bianco, mi lascia un attimo senza respiro.
Mi guardo intorno.
E' tutto cosi' calmo.
Il respiratore in bocca non mi da per niente fastidio tra i denti e cosi' comincio a respirare.
Un leggero solletichio causato dalle bolle che escono dal mio respiratore mi pervade il collo e le orecchie.
Rido ancora tra me e me: "questo mio padre non lo soppotera' proprio" penso.
Di colpo un altro tonfo.
Mi giro e mi ritrovo faccia a faccia con mio cugino nascosto dietro ad una mascherina da immersione.
Mi indica di guardare sopra e vedo un'altra sagoma che si prepara, sicuramente mio padre, data l'area che occupa la sagoma.
Il tonfo mi conferma che e' lui, e' stato molto piu' deciso come suono, quasi un lamento dell'acqua che incassa un pugno allo stomaco.
Ci troviamo in una zona profonda 2 metri per prendere confidenza con l'equipaggiamento.
Parliamo in superfice e proviamo le cose appena sentite, sott'acqua.
Cosi' dopo 5 minuti gia' sapevo dosare la giusta quantita' d'aria nella tuta, per mantenere una profondita' costante e sapevo leggere tutti gli stumenti che avevo a disposizione, tra i piu' importanti: il profonfimetro e l'indicatore di ossigeno.
Risaliamo sulla barca per dirigerci alla zona prevista per la prima immersione.
Dopo circa 8 minuti la guida ferma la barca e ci dice:
"Ci siamo, qui sotto c'e' il relitto di un pechereccio affondato 50 anni fa'.
Scenderemo in verticale e proseguiremo verso il relitto"
"Io non scendo" - irrompe una voce dietro la cerchia di persone.
Tutti si girano, ma soltanto io sorridendo.
Avevo riconosciuto la voce.
Mio padre ovviamente gia' ne aveva avuto abbastanza delle bolle che gli sfioravano le orecchie ad ogni boccata d'aria, di respirare affanosamente attraverso un tubo o di sentirsi impacciato da 10 kili di equipaggiamento.
Cerco di convincerlo.
Invano.
Ci buttiamo in cinque: io, mio cugino, la coppia di brasiliani e la guida.
Cominciamo a scendere, seguendo la corda dell'àncora che aveva precedentemente buttato la guida.
E' impressionante come metro dopo metro la temperatura scenda cosi' rapidamente.
Guardo verso l'alto.
Il sole riesce raggiungerci con fatica e la sagoma della barca si staglia sopra uno sfondo blu chiaro.
Siamo arrivati sul fondale.
Tendo la mano dietro alla schiena, afferrando il profondimetro, e guardo la lancetta che segna 49 piedi sotto il livello del mare, ossia 15 metri di profondita'.
Sono circondato da coralli marini e pesci di tutti i colori che nuotano intorno a me.
Una esperienza che neanche un Discovery Channel in High Definition su un 42 pollici e con un Dolby Digital con le contropalle riuscirebbe a sfiorare.
Al mio passaggio numerose piante marine si chiudono su se stesse con uno scatto repentino.
Giganteschi Coralli Cervello dominano il posto.
Ovviamente li hanno chiamati cosi' perche' assomigliano proprio a dei giganteschi cervelli.
La guida indica la base di uno particolarmente grosso, cosi ci avviciniamo e sotto notiamo una aragosta di un metro.
E' veramente grossa.
Con le antenne sta studiando l'ambiente intorno a lei e all'ennesimo centimetro in meno che ci separa, si rintana nel corallo.
Continuiamo.
Senza accorgermene scendiamo ancora di profondita'.
Il fondale era sicuramente inclinato, ma la gravita' e' cosi bassa che non ti accorgi di quanto inclinato sia.
La guida stringe il pugno vicino al suo orecchio.
Segno che ci dobbiamo fermare.
Lo guardiamo tutti e ci fa capire che manca poco al relitto.
Avevamo preso una certa confidenza con l'ambiente, tante' che ognuno ogni tanto si allontanava dal gruppo per qualche decina di metri, per esplorare da solo, per poi ricongungerci dopo pochi metri.
Mentre proseguiamo, io e mio cugino ci fermiamo a guardare un curioso e minuscolo pesce in una fessura di una roccia.
Ci rendiamo conto di aver quasi perso il resto del gruppo, perche' non notando che ci eravamo fermati, aveva continuato la sua marcia.
Notandoli in lontananza cominciamo a seguirli.
Le loro sagome erano quasi scomparse, ma comunque si distinguevano ancora.
Prendo il profondimetro e con mia sorpresa segna 90 piedi.
Quasi 30 metri di profondita'!
A quel punto non posso fare a meno di notare come si respira affannosamente.
Sicuramente e' a causa della profondita' in cui mi trovavo, tutta quella massa d'acqua mi doveva comprimere parecchio.
Sinceramente mi suona un po' strano.
"a 30 m di profondita' e' cosi' difficile respirare?" penso.
E poi gli altri non sembrano risentire affatto di questa cosa.
Un pensiero si fa sempre piu' prepotente nella mia mente, tendo la mano per prendere l'indicatore di ossigeno.
Una pacca sulla spalla interrompe la mia azione.
Mio cugino mi stava chiamando da qualche secondo e con l'altra mano indicava davanti a noi.
Alzo lo sguardo e vedo la sagoma di una nave davanti a noi.
Sorrido sotto la mascherina e faccio segno a mio cugino di proseguire.
Voglio godermi questo spettacolo da lontano ancora un po'.
E' una barca di notevole grandezza, totalmente in ferro.
Non so perche' ma mi aspettavo una barca totalmente arruginita e quindi quella visione mi aveva un po' spiazzato.
All'improvviso mi rendo conto che stavo respirando veramente a fatica mentre guardavo la nave.
Devo succhiare con rinnovato vigore per prendere un po' di ossigeno.
Lo stesso preciso pensiero di prima si insinua ancora una volta nella mia testa.
Cosi' tendo la mano per prendere l'indicatore di ossigeno.
Quello che vedono i miei occhi, decriptano finalmente il significato del pensiero che mi tormentava da qualche minuto.
Cito testualmente quello che diceva:
"E' finito l'ossigeno"
Una scarica di adrenalina mi pervade la schiena.
Il mio respiro accelera.
La frequenza del mio battito cardiaco sale.
Tutti i miei muscoli si contraggono.
L'indicatore dell'ossigeno si trovava proprio a zero.
Sgrano gli occhi e guardo davanti a me.
Le sagome ormai erano lontane.
Il mio cervello comincia a lavorare ad un ritrmo incredibile, aiutato dall'adrenalina, cercando una soluzione a quella situazione inverosimile.
Ma anche questa volta sono stato interrotto all'improvviso.
Non da una persona, ma da un fatto che a 30 metri sotto il livello del mare e' piacevole come un aereo che precipita.
Con te dentro ovviamente.
L'ultima boccata d'aria che avevo dato era stata bloccata a meta'.
La bombola era finita completamente e ancora mi trovato sotto 30 metri di acqua.
Panico, Orrore, Paura.
Loro erano i padroni nella mia mente.
Loro mi guidavano.
Ogni cosa era ininfluente, ogni strategia era stupida, ogni soluzione ridicola.
Solo una cosa volevo fare.
Dovevo uscire dall'acqua.
Comincio a nuotare verso l'alto.
Le mie braccia spingono l'acqua verso il basso con una tale violenza e con un tale ritmo che non sento il classico attrito dell'acqua, in quel momento e' come aria per me.
Mentre salgo comincio a pensare di non farcela, intorno a me e' ancora buio, sicuramente mi trovavo ancora a 25 metri di profondita' e il respiro comincia a mancare.
La disperazione piu' totale mi pervade.
Ma in quel momento non avrei mai immaginato di provare anche Stupore.
Si, lo Stupore entra sorridente in scena proprio in quel momento, come un invitato speciale in una trasmissione televisiva.
Entra in scena, perche' qualcosa mi aveva afferrato una gamba
Cosi' guardo sotto di me.
Noto che quel qualcosa era una mano e quella mano apparteneva ad un uomo con una bombola alle spalle.
Era il brasiliano che era venuto con noi.
Mi fa segno di non salire ma io non ce la faccio veramente piu'.
Prendo il mio indicatore di ossigeno e glielo mostro.
Lui annuisce.
Prende il suo boccaglio di emergenza e me lo porge.
Quando si fa un cambio di boccaglio sott'acqua si deve prendere una boccata d'aria, poi ci si toglie il boccaglio e si mette l'altro.
Si soffia dentro al boccaglio nuovo cosi' da buttare fuori tutta l'acqua che si trova dentro.
Purtroppo per me, avevo buttato tutta l'aria che avevo mentre risalivo.
Mi tolgo il boccaglio e prendo quello che si trova davanti a me.
Respiro con tutte le mie forze.
Buona parte dell'acqua che si trovava dentro il boccaglio, finisce nei miei polmoni.
Mi gira la testa.
Tossisco e continuo a respirare.
Ma anche dopo la terza e la quarta boccata mi continua ad entrare l'acqua dentro ai polmoni.
Cosi' realizzo che il boccaglio e' rotto.
Cerco di farlo capire al brasiliano.
Annuisce.
Cosi' cominciamo a fare a cambio con il suo boccaglio mentre risaliamo in superfice.
Impieghiamo 3 minuti buoni per risalire con calma in superfice.
8 metri al minuto.
Non ce l'avrei mai fatta senza lui.
Anzi sicuramente sarei arrivato in superfice, con i polmoni scoppiati pero'.
Mi tolgo il boccaglio e prendo una bella boccata d'aria.
La giornata e' cosi' perfetta che sembra un sogno.
In superfice tutto scorre normale, tutto e' tranquillo.
Sento mio padre che mi chiama, mi giro e vedo la barca in lontananza.
Comincio a nuotare e arrivo in prossimita' dell'imbarcazione.
Mio padre mi aiuta a salire e gli racconto tutto.
Mentre parlo continuo a tossire ed a respirare affanosamente.
Lui comincia a dire di andarcene immediatamente e intimidisce l'assistente di mettere in moto la barca.
Ovviamente l'assistente non aveva mosso ciglio anche quando raccontavo la mia tragedia.
A quel punto sento gli altri riemergere, cosi' mi giro verso mio padre e gli dico sorridendo:
"Io vado alla seconda immersione."
Ero felice di essere ancora vivo, non mi importava di niente, tutto si era sistemato e volevo continuare quella giornata come da programma.
Mio padre resta a bocca aperta.
Anche io.
L'assistente stava ridendo.
lunedì 5 ottobre 2009
Qualche decina di "Stelle collassate" dopo...
Dopo ben 9 mesi dopo il mio ultimo post rieccomi a scrivere.
La mia lunga assenza e' dettata piu' per pigriza che per mancanza di tempo libero.
Stavo pensando di mettere su questo blog un avvenimento che mi capito' 3 anni fa'.
Solo che prima ho qualcos'altro da scrivere.
Oggi ho letto parte del libro autobiografico di mia madre e devo dire che ho avuto molte conferme dei miei sospetti.
La vita e' cosi complessa che e' assurdo poter fare previsioni in merito.
Sono veramente Assurde le coincidenze e gli intrecci che ci possono essere dietro ad una vita di un essere vivente.
Un'altra cosa importante che ho scoperto e' come una madre possa tenere nascoste alcune cose, tutte le volte che l'ho azzittita dicendo "Tu non hai nemmeno finito l'Universita' " oppure "Ma tu cosa ne vuoi sapere del "voler bene" ad una persona." e ogni maledettissima volta scostava soltanto lo sguardo dandomi ragione.
Concludo scrivendo per iscritto cio' che era nato in me da qualche tempo, ossia che mio Zio era un grande.
Zio "Tommaso Vitelli".
Un eroe degli anni 70.
Riporto un pezzo del libro di mia madre che mi ha costretto ad alzarmi dalla sedia e farmi un giro per non rischiare di versare una lacrima.
La "Nipote" ovviamente e' mia madre che era stata rapita dal padre e portata in germania.
"zio Tatti partì alla volta della germania per riportare a casa sua nipote.
Immagino 50 anni fa' quali difficoltà potesse incontrare un contadino, senza neppure la licenza di quinta elementare, che riusciva a malapena a parlare l'italiano e che conosceva solo il dialetto del suo paese, perso per le strade di Colonia (Germania).
Ma aveva cervello e intuito.
E la motivazione più grossa, che era dettata da un amore smisurato e da una paura per me che gli toglieva il respiro.
Cominciò esattamente da dove doveva cominciare, ossia dal quartiere Italiano della Città."
Ecco questo pezzo esprime appieno cio' che fu', cio' che e' e cio che resterà mio zio.
Un eroe.
La mia lunga assenza e' dettata piu' per pigriza che per mancanza di tempo libero.
Stavo pensando di mettere su questo blog un avvenimento che mi capito' 3 anni fa'.
Solo che prima ho qualcos'altro da scrivere.
Oggi ho letto parte del libro autobiografico di mia madre e devo dire che ho avuto molte conferme dei miei sospetti.
La vita e' cosi complessa che e' assurdo poter fare previsioni in merito.
Sono veramente Assurde le coincidenze e gli intrecci che ci possono essere dietro ad una vita di un essere vivente.
Un'altra cosa importante che ho scoperto e' come una madre possa tenere nascoste alcune cose, tutte le volte che l'ho azzittita dicendo "Tu non hai nemmeno finito l'Universita' " oppure "Ma tu cosa ne vuoi sapere del "voler bene" ad una persona." e ogni maledettissima volta scostava soltanto lo sguardo dandomi ragione.
Concludo scrivendo per iscritto cio' che era nato in me da qualche tempo, ossia che mio Zio era un grande.
Zio "Tommaso Vitelli".
Un eroe degli anni 70.
Riporto un pezzo del libro di mia madre che mi ha costretto ad alzarmi dalla sedia e farmi un giro per non rischiare di versare una lacrima.
La "Nipote" ovviamente e' mia madre che era stata rapita dal padre e portata in germania.
"zio Tatti partì alla volta della germania per riportare a casa sua nipote.
Immagino 50 anni fa' quali difficoltà potesse incontrare un contadino, senza neppure la licenza di quinta elementare, che riusciva a malapena a parlare l'italiano e che conosceva solo il dialetto del suo paese, perso per le strade di Colonia (Germania).
Ma aveva cervello e intuito.
E la motivazione più grossa, che era dettata da un amore smisurato e da una paura per me che gli toglieva il respiro.
Cominciò esattamente da dove doveva cominciare, ossia dal quartiere Italiano della Città."
Ecco questo pezzo esprime appieno cio' che fu', cio' che e' e cio che resterà mio zio.
Un eroe.
mercoledì 19 novembre 2008
Io Robot
Un Robot si puo' chiamare vita?
Secondo me si.
Attenzione, non parlo di Esistenza ma di Vita.
Certo, non parlo di una vita di chissa quale livello, una vita base.
Nel senso ci sono delle cose a cui assegnamo come aggettivo "Vivo" che possono essere paragonate benissimo ad un robot.
Ora mi sfugge il nome, ma ci sono microrganismi "vivi" che fanno questo:
Girano tutto il giorno e quando sbattono sul cibo, mangiano.
Un Robot se programmato e costruito nel modo giusto, puo' fare esattamente la stessa cosa.
Io credo che alla fine tutto si basa su reazioni fisiche e chimiche.
E sia uno che l'altro ne sono provvisti.
Anche il nostro pensare... non e' altro che un fascio di elettroni che attraversano strutture fisiche (neuroni).
Quindi la cosa che ci fa pensare e quindi vivere, e' l'elettricita'.
E quindi si potrebbe perfino estendere la definizione di vita ad una lampadina, sempre a livello basso naturalmente.
Alla fine prendo la descrizione di vita che da wikipedia:
"Come definizione estremamente generalizzata si può asserire che la vita è tutto quello che modifica se stesso e l'ambiente circostante"
Attenzione, ripeto non sto parlando ne di ESISTENZA ne di COSCIENZA, ma solo di VITA.
Quindi ogni volta che spegniamo una lampadina, spegniamo una forma di vita non cosciente, secondo le mie convinzioni xD
Secondo me si.
Attenzione, non parlo di Esistenza ma di Vita.
Certo, non parlo di una vita di chissa quale livello, una vita base.
Nel senso ci sono delle cose a cui assegnamo come aggettivo "Vivo" che possono essere paragonate benissimo ad un robot.
Ora mi sfugge il nome, ma ci sono microrganismi "vivi" che fanno questo:
Girano tutto il giorno e quando sbattono sul cibo, mangiano.
Un Robot se programmato e costruito nel modo giusto, puo' fare esattamente la stessa cosa.
Io credo che alla fine tutto si basa su reazioni fisiche e chimiche.
E sia uno che l'altro ne sono provvisti.
Anche il nostro pensare... non e' altro che un fascio di elettroni che attraversano strutture fisiche (neuroni).
Quindi la cosa che ci fa pensare e quindi vivere, e' l'elettricita'.
E quindi si potrebbe perfino estendere la definizione di vita ad una lampadina, sempre a livello basso naturalmente.
Alla fine prendo la descrizione di vita che da wikipedia:
"Come definizione estremamente generalizzata si può asserire che la vita è tutto quello che modifica se stesso e l'ambiente circostante"
Attenzione, ripeto non sto parlando ne di ESISTENZA ne di COSCIENZA, ma solo di VITA.
Quindi ogni volta che spegniamo una lampadina, spegniamo una forma di vita non cosciente, secondo le mie convinzioni xD
martedì 18 novembre 2008
Partenza
Eccomi qua che compro un biglietto andata e ritorno per la Colombia.
Anche quest'anno andro' a trovare mio Padre come al solito, e come al solito, non ho la piu' pallida idea di cosa portare a mie sorelle come regalo.
Cioe'... una ragazzina che a 12 anni ha avuto 3 cellulari (l'ultimo e' un iphone) che puo' desiderare?
Diciamocelo chiaramente, mie sorelle sono viziate.
E' il colpevole di questa situazione e' mio Padre, che come sempre si lascia scardinare tutti i lucchetti del "NO" con delle esecuzioni di vittimismo degne di un attore professionista.
Anche se per ogni situazione ce un Pro e un Contro.
Una cosa interessantissima che sto pensando questi giorni riguarda il cosidetto "Destino".
Stavo pensando:
Premettendo che tutta la materia e' composta da atomi e il nostro pensare sono reazioni chimiche, potremmo definire l'intero universo come gia' "Programmato".
Mi spiego:
Mettiamo caso che io stia camminando e un tizio mi si avvicina e mi dice: "senti mi presteresti 5 euro?" e in questo momento si fermi il tempo.
Ecco.... io credo che la risposta che il mio ME dara'... sia gia' programmata.
Programmata da cosa? Beh dalle esperienze vissute, dallo stato d'animo che ho in quel momento e dai pensieri che mi attraversano il cervello in quel momento.
Quindi se conoscessi tutte le informazioni da cui dipende la mia scelta, prevederei il futuro.
Ma siccome l'Universo ne e' a conoscenza allora sicuramente il destino gia' e' programmato.
Non dico che sia gia' scritto, ma sia prevedibile.
Come un'equazione: 2-4=?
Io gia' so la risposta di quell'equazione, perche' ho tutte le informazioni necessarie, anche se la soluzione non e' ancora stata scritta.
Quindi mettiamo che io predica una risposta affermativa, e siccome ho tutte le informazioni dell'universo, posso predire anche l'istante successivo, ad esempio che il signore ringrazi.
Quindi mettiamo che ogni settore sia un istante del tempo.
E mettiamo che i valori costanti siano tutte le informazioni che in quell'istante si trovano nell'universo.
Ne esce una cosa del tipo:
|5-6+1+5=x| x+4+2-6=y|y-5+5+1=z|
Ecco mettiamo che io voglia predirre il futuro fino a Z e ho tutte le informazioni attuali che mi servono visto che VIVO in quel momento, quindi questo stato mi portera' la soluzione Y che potro' utilizzare nell'istante successivo.
Quindi per induzione posso predire tutto il futuro restando nel mio spazio di tempo.
Ecco, magari l'esposizione e' contorta, ma il punto secondo me e':
"Tutto e' programmato"
Anche quest'anno andro' a trovare mio Padre come al solito, e come al solito, non ho la piu' pallida idea di cosa portare a mie sorelle come regalo.
Cioe'... una ragazzina che a 12 anni ha avuto 3 cellulari (l'ultimo e' un iphone) che puo' desiderare?
Diciamocelo chiaramente, mie sorelle sono viziate.
E' il colpevole di questa situazione e' mio Padre, che come sempre si lascia scardinare tutti i lucchetti del "NO" con delle esecuzioni di vittimismo degne di un attore professionista.
Anche se per ogni situazione ce un Pro e un Contro.
Una cosa interessantissima che sto pensando questi giorni riguarda il cosidetto "Destino".
Stavo pensando:
Premettendo che tutta la materia e' composta da atomi e il nostro pensare sono reazioni chimiche, potremmo definire l'intero universo come gia' "Programmato".
Mi spiego:
Mettiamo caso che io stia camminando e un tizio mi si avvicina e mi dice: "senti mi presteresti 5 euro?" e in questo momento si fermi il tempo.
Ecco.... io credo che la risposta che il mio ME dara'... sia gia' programmata.
Programmata da cosa? Beh dalle esperienze vissute, dallo stato d'animo che ho in quel momento e dai pensieri che mi attraversano il cervello in quel momento.
Quindi se conoscessi tutte le informazioni da cui dipende la mia scelta, prevederei il futuro.
Ma siccome l'Universo ne e' a conoscenza allora sicuramente il destino gia' e' programmato.
Non dico che sia gia' scritto, ma sia prevedibile.
Come un'equazione: 2-4=?
Io gia' so la risposta di quell'equazione, perche' ho tutte le informazioni necessarie, anche se la soluzione non e' ancora stata scritta.
Quindi mettiamo che io predica una risposta affermativa, e siccome ho tutte le informazioni dell'universo, posso predire anche l'istante successivo, ad esempio che il signore ringrazi.
Quindi mettiamo che ogni settore sia un istante del tempo.
E mettiamo che i valori costanti siano tutte le informazioni che in quell'istante si trovano nell'universo.
Ne esce una cosa del tipo:
|5-6+1+5=x| x+4+2-6=y|y-5+5+1=z|
Ecco mettiamo che io voglia predirre il futuro fino a Z e ho tutte le informazioni attuali che mi servono visto che VIVO in quel momento, quindi questo stato mi portera' la soluzione Y che potro' utilizzare nell'istante successivo.
Quindi per induzione posso predire tutto il futuro restando nel mio spazio di tempo.
Ecco, magari l'esposizione e' contorta, ma il punto secondo me e':
"Tutto e' programmato"
domenica 16 novembre 2008
Una Giornata
Ieri e' stata una giornata da ricordare, piu' o meno e' andata cosi':
Dopo aver fatto allenamento di bandiera sono andato a casa e mi son messo d'accordo per uscire la sera.
Quindi passo a prendere Ferdinando ed Italo per poi andare a Latina.
Dopo una serata passata all'insegna del Bowling, si fa ritorno al paese e lascio ognuno alle proprie case.
Parcheggio la macchina e mi incammino verso casa a piedi.
Arrivato davanti al portone prendo la chiave... la inserisco nella serratura e non entra.
Riprovo... Niente.
Penso: "Vuoi vedere che mi hanno chiuso fuori, e hanno lasciato la chiave inserita dall'altra parte della serratura?", la mia previsione sarebbe stata confermata da mia nonna la mattina seguente.
Allora poso la chiave e cerco un modo per entrare abusivamente dentro casa.
Guardo le finestre.
In genere mia madre le lascia aperte perennemente, ma questa volta sono ben chiuse.
Abbasso lo sguardo, guardo il balcone e ci salgo su.
Provo a far ricorso a tutte le mie abilita' da scassinatore sulla finestra, ma con scarsi risultati.
Noto, in un vaso sul balcone, un Coltello piantato nella terra.
Lo prendo, scendo dal balcone facendo non poco rumore e provo a girare la chiave all'interno dalla serratura.
Niente da fare.
Mi accorgo in quel momento che ho un cellulare, quindi mi frugo in tasca e lo prendo.
Scarico.
Sembra proprio che la Fortuna sia bendata, ma sua sorella, la Sfortuna, ci veda benissimo, perche' mi sta guardando con grande attenzione esattamente dalle 11:40.
Poso il coltello sul balcone e scendo le scali, nel mentre alcune monete, fuoriuscite dalla mia tasca e richiamate dalla forza di gravita', cadono sui gradini.
Il mio cervello a quel punto collega le "monete" a "cabina telefonica" e quest'ultima a "Piazza Signina".
Eggia' in Piazza Signina ci sono proprio due cabine telefoniche!!!
Allora mi incammino a passo svelto verso le cabine, inserisco le monete e chiamo.
Squilla.
Richiamo.
Squilla.
Richiamo.
Squilla.
Niente.
Mi immagino che, come RARAMENTE succede, il mio cane abbia staccato la presa del telefono con la coda quando ha fatto le feste a mia madre che rientrava a casa.
Allora provo a ricordare il cellulare di mia madre.
Ci riesco e chiamo.
Non squilla.
Qui penso che non solo la Sfortuna ci veda benissimo, ma ha anche un fucile da precisione puntato contro di me.
A questo punto non mi rimane nient'altro da fare che andare in macchina.
Arrivato alla macchina, metto in orizzontale il sedile anteriore del passeggero e mi sdraio.
Chiudo bene il mio canadese contraffatto, che devo dire mi ha salvato da una sicura assiderazione.
Guardo le stelle dal finestrino posteriore e passo la notte contemplando l'infinito e bestemmiando Dio.
Apro gli occhi di scatto.
Il rumore di uno sportello che si chiude mi ha fatto da sveglia questa mattina.
Apro la portiera della macchina e spavento due gatti che stavano dietro la mia vettura.
Si aspettavano di tutto meno che vedere una figura alta 196cm, con addosso un giubotto imbottito, un cappuccio di pelo e una faccia che spaventerebbe la bambina di The Ring, uscire alle 7:10 da una macchina con i vetri appannati.
Vado a casa e Suono.
Mi apre mia nonna.
Salgo e attacco la presa del telefono.
Mi volto e tolgo la chiave dalla porta.
Apro la finestra del balcone e dico a mia nonna: "Nonna... vado a dormire"
Dopo aver fatto allenamento di bandiera sono andato a casa e mi son messo d'accordo per uscire la sera.
Quindi passo a prendere Ferdinando ed Italo per poi andare a Latina.
Dopo una serata passata all'insegna del Bowling, si fa ritorno al paese e lascio ognuno alle proprie case.
Parcheggio la macchina e mi incammino verso casa a piedi.
Arrivato davanti al portone prendo la chiave... la inserisco nella serratura e non entra.
Riprovo... Niente.
Penso: "Vuoi vedere che mi hanno chiuso fuori, e hanno lasciato la chiave inserita dall'altra parte della serratura?", la mia previsione sarebbe stata confermata da mia nonna la mattina seguente.
Allora poso la chiave e cerco un modo per entrare abusivamente dentro casa.
Guardo le finestre.
In genere mia madre le lascia aperte perennemente, ma questa volta sono ben chiuse.
Abbasso lo sguardo, guardo il balcone e ci salgo su.
Provo a far ricorso a tutte le mie abilita' da scassinatore sulla finestra, ma con scarsi risultati.
Noto, in un vaso sul balcone, un Coltello piantato nella terra.
Lo prendo, scendo dal balcone facendo non poco rumore e provo a girare la chiave all'interno dalla serratura.
Niente da fare.
Mi accorgo in quel momento che ho un cellulare, quindi mi frugo in tasca e lo prendo.
Scarico.
Sembra proprio che la Fortuna sia bendata, ma sua sorella, la Sfortuna, ci veda benissimo, perche' mi sta guardando con grande attenzione esattamente dalle 11:40.
Poso il coltello sul balcone e scendo le scali, nel mentre alcune monete, fuoriuscite dalla mia tasca e richiamate dalla forza di gravita', cadono sui gradini.
Il mio cervello a quel punto collega le "monete" a "cabina telefonica" e quest'ultima a "Piazza Signina".
Eggia' in Piazza Signina ci sono proprio due cabine telefoniche!!!
Allora mi incammino a passo svelto verso le cabine, inserisco le monete e chiamo.
Squilla.
Richiamo.
Squilla.
Richiamo.
Squilla.
Niente.
Mi immagino che, come RARAMENTE succede, il mio cane abbia staccato la presa del telefono con la coda quando ha fatto le feste a mia madre che rientrava a casa.
Allora provo a ricordare il cellulare di mia madre.
Ci riesco e chiamo.
Non squilla.
Qui penso che non solo la Sfortuna ci veda benissimo, ma ha anche un fucile da precisione puntato contro di me.
A questo punto non mi rimane nient'altro da fare che andare in macchina.
Arrivato alla macchina, metto in orizzontale il sedile anteriore del passeggero e mi sdraio.
Chiudo bene il mio canadese contraffatto, che devo dire mi ha salvato da una sicura assiderazione.
Guardo le stelle dal finestrino posteriore e passo la notte contemplando l'infinito e bestemmiando Dio.
Apro gli occhi di scatto.
Il rumore di uno sportello che si chiude mi ha fatto da sveglia questa mattina.
Apro la portiera della macchina e spavento due gatti che stavano dietro la mia vettura.
Si aspettavano di tutto meno che vedere una figura alta 196cm, con addosso un giubotto imbottito, un cappuccio di pelo e una faccia che spaventerebbe la bambina di The Ring, uscire alle 7:10 da una macchina con i vetri appannati.
Vado a casa e Suono.
Mi apre mia nonna.
Salgo e attacco la presa del telefono.
Mi volto e tolgo la chiave dalla porta.
Apro la finestra del balcone e dico a mia nonna: "Nonna... vado a dormire"
venerdì 14 novembre 2008
Si comincia
Avvolto nel mio mantello di pensieri, come ogni sera mi ritrovo a pensare a cosa ne sara' di me in futuro e su quali vie mi porteranno le mie decisioni, mentre Iggy Pop si esibisce in un esecuzione di "The Passenger" nelle mie cuffie, canzone che rispecchia ESATTAMENTE il mio stato d'animo.
Questa sera' pero' ho deciso di mettere tutto nero su bianco attraverso un Blog, naturalmente personale che non diffondero'.
Vediamo quanto riuscira' a durare.
Questa sera' pero' ho deciso di mettere tutto nero su bianco attraverso un Blog, naturalmente personale che non diffondero'.
Vediamo quanto riuscira' a durare.
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